Altre denominazioni:Date di esistenza: sec. XVII prima metà - sec. XVIII prima metà
Sedi: Firenze
Intestazioni di autorità:- Segretario di guerra, Firenze (sec. XVII prima metà - sec. XVIII prima metà), Regole SIASFi; SIUSA/NIERA
Note storiche:Per tutto il periodo del principato mediceo, ma soprattutto fino a Ferdinando II, la gestione burocratico-amministrativa degli affari militari e di guerra non ebbe un organo specifico e le competenze relative furono distribuite tra vari uffici e segretari.
Una prima svolta si ebbe con la riforma della segreteria voluta da Ferdinando I nel 1587 quando l'amministrazione militare iniziò ad essere attribuita in maniera più organica ad alcuni segretari. Fu soprattutto Lorenzo Usimbardi che, nel corso della sua carriera, riuscì a cumulare una serie di incarichi che gli permisero di ottenere di fatto una vasta competenza su tutti gli affari che direttamente o indirettamente riguardavano le forze armate. Tra le attribuzioni che gli furono conferite si annoverano la giurisdizione su quasi tutti gli stipendiati granducali, militari inclusi, con l'eccezione dei capitani delle bande a piedi, e la giurisdizione sulle fortezze del Pistoiese, sugli affari di Livorno, sulla Sanità e sulle cancellerie statali cui erano legate le nomine alla difesa. Riuscì inoltre a rafforzare il proprio controllo sulla Banca militare che, istituita da Cosimo I per il pagamento delle truppe, aveva una certa influenza sui reparti di cavalleria della milizia che percepivano uno stipendio regolare e sulla scelta dei capitani delle unità di fanteria delle bande.
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Dopo la morte di Lorenzo Usimbardi (1636), Ferdinando II nominò ufficialmente un segretario di guerra assegnando l'incarico ad Antonio Simoni, che, in base al motuproprio del 23 febbraio 1637, ebbe tra le sue mansioni la soprintendenza dei negozi delle fortezze e presidi di tutto il granducato, degli affari di Livorno e delle galere, dell'Arsenale e Offizio dei Fossi di Pisa e di Portoferraio. In più ebbe la facoltà di proporre le nomine alle magistrature interne e per i commissariati e rettorie esterni. Questo non significa che i precedenti uffici militari come lo Scrittoio delle fortezze e fabbriche, che si occupava del mantenimento delle fortificazioni, lo Scrittoio delle galere e l'Arsenale di Pisa da allora in poi perdessero le loro attribuzioni. Simoni, piuttosto, ebbe funzioni di supervisione e coordinamento. Seguendo l'esempio del suo predecessore, inoltre, esercitò un saldo controllo sulla Banca militare, di cui era stato collaterale per quasi trent'anni già prima di essere nominato segretario di guerra, cosa che, insieme alla possibilità di proporre le nomine per gli uffici, gli garantì un potere molto vasto, che si estendeva anche sulle bande, ufficialmente al di fuori della sua giurisdizione.
Spesso sia Usimbardi sia Simoni entrarono in conflitto con i commissari delle Bande, la magistratura militare che deteneva il comando e la gestione di tutte le milizie toscane sin dai tempi del duca Alessandro. Forti però delle loro attribuzioni e della loro esperienza di giureconsulti, poterono difendere le proprie posizioni, anche contro un commissario influente come Raffaello de' Medici.
Alla morte di Simoni, avvenuta nel 1640, l'incarico di segretario di guerra fu ridimensionato e affidato ad Alessandro Nomi. Questi, in base al motuproprio del 28 novembre 1640, non ebbe la facoltà di proporre le nomine alle magistrature dentro e fuori Firenze, che fu invece affidata a Benedetto Guarini. In aggiunta, gli fu affiancato una sorta di consiglio composto dal marchese di Colloredo, da Giovanni di Raffaele Medici marchese di Santangelo in Grotte e soprintendente alle fortezze, dal marchese Salviati, dal depositario generale pro tempore Cosimo di Neri Del Sera e dall'auditore Raffaello Staccoli incaricato di tutti i procedimenti giudiziari riguardanti i "miliziotti". Il consiglio aveva il compito di trattare tutti gli affari di competenza del segretario cui rimaneva una funzione quasi solo propositiva. Grazie a quest'organo collegiale, inoltre, tornavano ad avere un peso notevole nelle questioni politico-militari delle figure che ne erano state estromesse come l'auditore delle bande e il provveditore delle fortezze. La presenza del depositario generale, infine, garantiva un maggiore controllo sulle spese.
Con i successori di Nomi, prima Domenico Pandolfini (1644) che fu anche segretario dell'Ordine di Santo Stefano e poi Ferdinando Bardi (1655), la figura del segretario di guerra acquistò nuovo prestigio. Entrambi ebbero ampie competenze in ambito diplomatico e nell'amministrazione relativa ai soldati, sugli affari di Livorno, sulle galere, sull'Arsenale, su Portoferraio e su varie questioni militari.
Cosimo III nominò alla carica Francesco Panciatichi nel 1680 e dopo di lui Anton Francesco Montauti e Carlo Rinuccini.
Sotto gli ultimi due sovrani Medici il ruolo di tutti i segretari, compreso quello di guerra, fu notevolmente ridotto, soprattutto a causa della crisi finanziaria in cui si venne a trovare il granducato. Si arrivò così a non sostituire i segretari che nel corso del tempo vennero a mancare determinando una forte diminuzione del loro numero.
Contesti storico-istituzionali di appartenenza:Complessi archivistici prodotti:Bibliografia:- Niccolò Capponi, L'organizzazione militare del Granducato di Toscana sotto Ferdinando II de' Medici (1621-1670), dottorato di ricerca in storia militare, Tesi di dottorato, 1998, 39-57
- Carla Sodini, L'Ercole tirreno. Guerra e dinastia medicea nella prima metà del '600, Firenze, Olschki, 2001
- Franco Angiolini, Dai segretari alle "segreterie": uomini ed apparati di governo nella Toscana medicea (metà XVI secolo - metà XVII secolo) in Società e storia, XV, 58 (1992)
- Franco Angiolini, Principe, uomini di governo e direzione politica nella Toscana seicentesca in Giuliana Biagioli (a cura di), Ricerche di storia moderna in onore di Mario Mirri, Pisa, Pacini Editore, 1995
- Giuseppe Pansini, Le Segreterie del Principato Mediceo in Anna Bellinazzi, Claudio Lamioni, Carteggio universale di Cosimo I de' Medici (1537-1542). Inventario, Firenze, Giunta regionale Toscana - La Nuova Italia, 1982, XVII, XLIV, XLVII, XLVIII- XLIX
Redazione e revisione:- Baggiani Valentina, 13-OTT-03, prima redazione