Altre denominazioni:- Consiglio del dugento
- Consiglio dei Duecento
Date di esistenza: 1532 apr. 27 - 1781 nov. 20
Sedi: Firenze
Intestazioni di autorità:- Consiglio dei Dugento, Firenze (1532 - 1781), Regole SIASFi; SIUSA/NIERA
Tipologia:Note storiche:Il Consiglio dei Dugento fu creato con le Ordinazioni del 27 aprile 1532, la riforma costituzionale che decretò il passaggio dalla Repubblica fiorentina al principato mediceo.
Nonostante il nome, i primi membri del Consiglio non furono 200 bensì 244, comprendendo nel loro numero i componenti della Balia che aveva nominato i Dodici Riformatori autori delle "Ordinazioni", 84 cittadini detti "arroti" (cioè aggiunti) nominati in base ai quartieri dai Dodici Riformatori medesimi e i membri dell'ultima Signoria. Dopo la prima nomina i componenti del Consiglio dovevano essere scelti direttamente dal duca. La carica era vitalizia e accessibile ai soli cittadini fiorentini che avessero un'età non inferiore ai 35 anni.
Questo organo legislativo, sulla base di quanto stabilito nell'articolo IX delle Ordinazioni, aveva il compito di sanzionare, con la maggioranza dei due terzi, le cosiddette "provvisioni di spezialità", ossia i provvedimenti concernenti i privati e le comunità soggette, ma solo dopo che fossero state approvate dal principe e, sempre con la maggioranza di due terzi, dai Procuratori di palazzo. Le questioni "particulari" che venivano sottoposte ai Dugento erano delle più disparate. Nel caso di comunità si trovano petizioni per proroghe di esenzioni fiscali, autorizzazioni allo svolgimento di mercati e fiere, cancellazioni di debiti pubblici, modifiche della durata del mandato dei rettori locali. Monasteri e luoghi pii, invece, richiedevano spesso il rinnovo di elemosine di sale o in denaro. I privati, infine, compaiono spesso in richieste di ripudie di eredità, emancipazioni di minori, remissioni di debiti, reclami dei beni dotali da parte di mogli indigenti.
[espandi/riduci]Il Consiglio aveva anche il compito di eleggere alcune magistrature e uffici, sia intrinseci che estrinseci, con la maggioranza semplice, votando su una lista di cittadini estratti a sorte da borse approntate ad hoc per ogni carica. Più in generale gli era attribuito un ruolo importante all'interno del meccanismo elettorale incentrato sul sistema delle tratte: i consiglieri dovevano infatti occuparsi sia del rinnovo periodico delle borse di coloro che erano giudicati idonei a concorrere per i diversi uffici sia di votare i nomi estratti dalle borse degli abilitati alle cariche rimaste vacanti. I nomi "vinti", cioè votati, venivano "imborsati" di nuovo e fra di essi si estraeva a sorte il nuovo magistrato.
Il consiglio doveva inoltre pronunciarsi sull'attribuzione della cittadinanza. Un primo, fondamentale passaggio per conseguire diritti politici era ottenere dai Dugento l'iscrizione a "gravezza" nei registri della decima. Un requisito fondamentale per l'acquisizione dello status di "fiorentino", infatti, era il proprio inserimento nelle liste dei contribuenti.
Già dal principato di Cosimo I (1537-1574) essere ammessi nel Consiglio divenne più un riconoscimento onorifico che il conseguimento di un'effettiva posizione di potere. Le sedute, infatti, non potevano svolgersi senza la presenza del principe o di un suo sostituto, del Magistrato Supremo e di una rappresentanza formale dei Procuratori di Palazzo e dei Collegi. Le votazioni, inoltre, come già si è detto, riguardavano provvisioni già approvate dal sovrano, senza possibilità di una loro modifica né, tanto meno, di una loro bocciatura.
Questo fenomeno non coinvolgeva soltanto il Consiglio dei Dugento, ma rientrava nella tendenza generale allo svuotamento di potere che riguardò tutte le magistrature tradizionali o che in qualche modo si ispiravano alle istituzioni repubblicane. La nomina di ufficiali e magistrati divenne sempre più frequentemente appannaggio del principe, cosicché si andarono riducendo le cariche cui si accedeva attraverso il metodo della tratta. Non è un caso che, dal 1532 al 1737, i Consiglieri effettuassero solo dodici "squittini" generali. Analogamente, il sovrano avocò a sé la prerogativa della concessione della cittadinanza. In tal modo introduceva all'interno dell'oligarchia fiorentina uomini fedeli e che a lui soltanto dovevano le proprie fortune.
La perdita di potere reale da parte del Consiglio ne provocò anche il declino, come dimostra il fatto che, con l'andare del tempo, sempre più spesso mancò il numero legale dei Consiglieri necessari per il regolare svolgimento delle adunanze. Per risolvere il problema nel corso del Cinquecento si presero alcuni provvedimenti, tra cui l'abbassamento del quorum per la regolarità delle sedute fino alla soglia di 120 Consiglieri e sanzioni severe contro gli assenti ingiustificati, ma la situazione non migliorò.
Quando il 20 novembre 1781 il Granduca Pietro Leopoldo estese la riforma comunitativa alla città di Firenze, il Consiglio dei Dugento venne ufficialmente abolito. Le esigue competenze, che ancora esercitava, furono trasferite in parte al Magistrato Supremo (in particolare le competenze in materia di pubblicazioni di ripudie ed emancipazioni), in parte, dopo il 1789, al Consiglio di Stato e Finanze, in cui venivano vagliate le "suppliche dei particolari".
Contesti storico-istituzionali di appartenenza:Complessi archivistici prodotti:Fonti:- Bandi e Ordini da osservarsi nel Granducato di Toscana, tomo X, n. CLXIII (Riforma comunitativa, estensione alla città di Firenze)
- Ordinazioni del 27 aprile 1532, in ASFi, Senato dei Quarantotto, 1
Bibliografia:- Istituzione dei Cavalieri di S. Stefano, Archivio di Stato di Pisa, L'ordine di S. Stefano e la nobiltà toscana nelle riforme municipali settecentesche (Pisa, 12-13 maggio 1995), Pisa, ETS, 1995, pp. 55-82
- Renato Grispo (a cura di), Studi in memoria di Giovanni Cassandro, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali - Ufficio centrale per i beni archivistici, 1991, pp. 759-785
- Bernardo Sordi, L'amministrazione illuminata. Riforma delle comunità e progetti di costituzione nella Toscana leopoldina, Milano, Giuffrè, 1991, pp. 297-313
- Sergio di Noto (a cura di), Gli ordinamenti del Granducato di Toscana in un testo settecentesco di Luigi Viviani, a cura di Sergio Di Noto, Milano, Giuffrè, 1984, pp. 28; 33-35
- Anna Bellinazzi, Claudio Lamioni, Carteggio universale di Cosimo I de' Medici (1537-1542). Inventario, Firenze, Giunta regionale Toscana - La Nuova Italia, 1982
- Furio Diaz, Il Granducato di Toscana. I Medici, Torino, UTET, 1976, pp. 51-53
- Giulio Prunai (a cura di), Firenze. Repubblica (sec. XII-1532). Granducato Mediceo (1532-1737). Reggenza Lorenese (1737-1765). Granducato Lorenese (1765-1808, 1814-1861). Governo francese (1807-1808), Milano, Giuffrè, 1967, p. 72
- Antonio Anzilotti, La costituzione interna dello Stato Fiorentino sotto il duca Cosimo I de' Medici, Firenze, Francesco Lumachi, 1910
- Lorenzo Cantini (a cura di), Legislazione toscana, Firenze, Nella Stamperia Albizziniana per Giuseppe Fantosini, 1800-1808, deliberazione del Magistrato supremo del 12 ottobre 1593
Redazione e revisione:- Baggiani Valentina, 24-MAR-04, rielaborazione
- D'Angelo Fabio, 15-APR-20, revisione
- Ghionzoli Vanessa, 13-MAR-01, prima redazione