Date di esistenza: 1600 - 1788 set. 23
1793 nov. 5 - 1808
Sedi: Firenze
Intestazioni di autorità:- Consulta, Firenze (1600 - 1788; 1793 - 1808), Regole SIASFi; SIUSA/NIERA
Tipologia:Note storiche:La magistratura collegiale nota con il nome di "Consulta" fu istituita in maniera informale dal granduca Ferdinando I nel 1600. L'intento del sovrano era quello di riorganizzare il sistema di esame e risoluzione delle cosiddette "suppliche".
Era questa una pratica le cui prime attestazioni risalgono al XV secolo, ma che si fece più frequente durante il principato mediceo, nella seconda metà del Cinquecento, in ambito sia amministrativo sia giudiziario. Già nel 1550 i documenti di questo tipo erano talmente numerosi che in una deliberazione del 4 novembre il Magistrato Supremo aveva ordinato ai rettori di giustizia periferici di riunire i rescritti in filze e di farne dei repertori alfabetici ogni anno. La supplica poteva essere espressa da singoli sudditi, comunità o magistrature che richiedevano l'intervento diretto del sovrano, cui erano sottoposte questioni specifiche di natura amministrativa e giudiziaria, affinché, agendo "extra lege", concedesse grazie, esercitasse in prima persona la giustizia, si occupasse della risoluzione di conflitti di giurisdizione e di competenza o modificasse le norme vigenti. Le decisioni del principe erano emanate per "rescritto", il sovrano, cioè, firmava la supplica esprimendo così la propria decisione. Già al tempo di Cosimo I questo istituto si sviluppò e fu a tal punto praticato da richiedere una regolamentazione legislativa che ne disciplinasse l'uso e gli effetti, soprattutto nell'ordinaria amministrazione della giustizia (1561). Sin da allora, infatti, alcuni magistrati manifestavano la tendenza a considerare come precedenti le decisioni prese dal sovrano in merito a casi particolari. Sempre Cosimo I aveva inoltre nominato Lelio Torelli "Auditore della Camera" o "Auditore alle suppliche" perché lo affiancasse dall'alto della sua esperienza giuridica nella disamina delle richieste di intervento.
[espandi/riduci]L'istituzione da parte di Ferdinando I di un organo che si occupasse specificatamente delle suppliche, la cui mole e la cui varietà di contenuti andavano aumentando in maniera ingestibile da parte del solo sovrano e di saltuari collaboratori - la Consulta - risale come si è detto, al 1600. Inizialmente la magistratura avrebbe dovuto riunirsi saltuariamente, ma ben presto si affermò come un organo stabile e permanente, sebbene la sua composizione rimanesse sempre piuttosto variabile e dipendente dalla volontà del principe. Tra i suoi membri, tuttavia, non mancarono mai i principali auditori e i giusperiti più competenti che circondavano il granduca. I primi di cui si ha notizia sono Paolo Vinta, che ricopriva contemporaneamente anche la carica di Auditore fiscale, Pietro Cavallo, all'epoca Commissario per le bande e per la Religione di S. Stefano e segretario degli Otto, il segretario Bastiano Corboli. Sebbene non avesse una giurisdizione propria e definita, la Consulta ricopriva un ruolo fondamentale, dovendosi esprimere in merito ai ricorsi diretti alla persona del principe in materia giudiziaria ed in particolare sugli interventi di modifica o sospensione delle sentenze dei tribunali ordinari. Con il tempo si stabilirono anche regole più certe per la concessione delle grazie: si decise, per esempio, di condonare le multe per infrazioni alle leggi penali non superiori a cinquanta lire, di accettare la rateizzazione delle pene pecuniarie non condonate entro certi limiti e di condonare le multe per alcune inadempienze amministrative a chi vi fosse incorso per la prima volta.
Il fatto che le competenze di questo collegio non fossero rigidamente espresse, faceva sì che la Consulta si sovrapponesse ad un altro consesso informale del principe, ossia la Pratica segreta, e che, insieme a quest'ultima, di fatto concorresse a togliere efficacia e campo d'azione al Magistrato supremo. Con il tempo la Consulta fu chiamata ad esprimersi su materie sempre più ampie, tanto che in breve passò dal doversi occupare del semplice controllo del flusso delle suppliche a svolgere il ruolo di supremo tribunale civile e criminale e ad esercitare il proprio controllo sulle magistrature e sull'applicazione delle leggi. Per lo stato di Siena, inoltre, fu creata una Consulta specifica, cui furono attribuite le medesime funzioni dell'omologo collegio fiorentino.
Il momento di massimo potere, non solo giudiziario, ma anche politico, di questo organo si ebbe nella prima metà del XVII secolo, ossia durante gli ultimi anni del granducato di Cosimo II - soprattutto dal 1615 al 1621 quando il sovrano fu costretto dalle sue malferme condizioni di salute ad assenze prolungate - e nel periodo della Reggenza (1621-1628), dovuta alla minore età di Ferdinando II. In questi decenni si verificarono in effetti a livello più generale importanti trasformazioni che riguardarono la prassi di governo e gli apparati di vertice del granducato. La Consulta, in particolare, grazie alle competenze giuridiche e alla fedeltà nei confronti della casa regnante dei suoi membri, godette del sostegno delle due tutrici e soprattutto della granduchessa Cristina di Lorena, che ne potenziò le prerogative, tanto da farne un organo di alta direzione politica e da metterla in concorrenza con il Consiglio di Reggenza che pure era stato istituito sulla base delle disposizioni testamentarie di Cosimo II. Tra i giureconsulti di spicco che presero parte al consesso tra il 1615 e il 1621 spicca il nome dell'allora Auditore fiscale Pietro Cavallo. Il grande potere che quest'ultimo riuscì a cumulare negli anni della sua attività, tuttavia, preoccupò le tutrici ed in particolare la granduchessa Cristina che dopo la morte di Cavallo, tra il 1616 e il 1617 avviò una riforma della Consulta, di cui si ha notizia da una relazione dell'Auditore Giulio Cavallo, nella quale era prevista la separazione della carica di Auditore fiscale da quella di Auditore di Consulta. In effetti, si stabilì che, da allora in poi, l'Auditore fiscale fosse presente solo alle sedute del consiglio cui prendesse parte il granduca in persona.
L'importanza della Consulta come uno dei massimi organi di dibattito e gestione politica, pur diminuendo progressivamente, si protrasse anche dopo il 1628, l'anno in cui Ferdinando II uscì dalla minore età. Per un decennio ancora, a causa delle gravi difficoltà che colpirono il Granducato, tra cui ripetute crisi internazionali, recessione economica ed epidemie di peste, e dei conflitti interni al ceto dirigente, la Consulta mantenne il suo ruolo di centro strategico di potere, tanto da essere convocata cinque volte la settimana, di cui due in presenza del granduca.
Il ridimensionamento delle prerogative del consiglio, che si verificò successivamente, fece sì che il collegio tornasse alle sue competenze originarie, perdendo gran parte del suo peso politico. Verso la fine del XVII secolo, inoltre, i negozi della città di Livorno e una parte di quelli della città di Pisa, di Portoferraio e dell'isola del Giglio vennero separati e affidati ad una particolare consulta, detta Congregazione (o Consulta) di Livorno, inserita all'interno della Segreteria di Guerra. Questa rendeva conto degli affari di cui si occupava direttamente al principe, ma ebbe vita breve e fu abolita intorno alla metà del Settecento.
Dopo la morte di Giangastone ed il passaggio di dinastia del Granducato dai Medici ai Lorena, la Consulta fu inizialmente mantenuta in vigore senza cambiamenti fondamentali nelle sue competenze. Una prima ridefinizione del suo ruolo si ebbe con il motuproprio del 25 aprile del 1739 emanato da Francesco Stefano di Lorena e i successivi regolamenti, che miravano a meglio definire i casi di giustizia civile e criminale sui quali la magistratura aveva facoltà di esprimersi e la prassi da seguire per la risoluzione. Soprattutto si stabiliva che gli affari esaminati dalla Consulta dovessero poi essere sottoposti all'esame di uno dei tre Consigli (di Reggenza, di Finanze o di Guerra), a seconda della materia trattata, e non più, com'era invalso fino ad allora, direttamente al sovrano o risolti a nome di quest'ultimo attraverso l'impiego della stampiglia. Alla Consulta erano inoltre sottratti gli affari più delicati, come le infeudazioni, le deroghe ai fedecommessi o alle primogeniture, le questioni relative agli affari criminali. Di questi casi si doveva occupare in prima istanza il Consiglio di Reggenza. In compenso la Consulta di Firenze acquisiva le competenze che fino ad allora spettavano alla Consulta di Livorno, che nel frattempo era stata abolita.
La ridefinizione dei ruoli di Consulta e Consigli che si andò così determinando ingenerò una certa confusione e incertezza di competenze, di cui ebbe modo di lamentarsi Pompeo Neri nella sua relazione sulle magistrature fiorentine del 1745. Di fatto, comunque, nel confronto si trovò a perdere posizioni proprio la Consulta, tanto è vero che, durante la Reggenza lorenese, il consiglio si ridusse ad un solo membro, l'auditore Mormorai, poiché, venuti meno gli altri che la componevano, non si era più provveduto alle necessarie integrazioni.
Nel 1772 la Consulta fu coinvolta nella riforma della giustizia, essendole attribuito il compito di nominare i giusdicenti delle comunità. Fu sottoposta, inoltre, ad un controllo più stretto da parte della Segreteria di Stato, cui, sulla base di un motuproprio del 1773, doveva rendere conto mensilmente degli affari che trattava. In seguito, dal 1° luglio 1775, la magistratura ricevette anche le attribuzioni della Pratica Segreta di Pistoia e Pontremoli. Con il motuproprio recante la data del 14 settembre 1782 il granduca Pietro Leopoldo assegnò al segretario della Consulta alcuni compiti precedentemente di competenza della Segreteria delle Tratte, relativi all'elezione dei senatori, all'organizzazione dei turni dei magistrati e alle nomine della Soprintendenza del pubblico archivio dei contratti. Il 16 aprile del 1784, in seguito all'abolizione della Pratica segreta, parte delle competenze di quest'ultima passarono alla Consulta, che ricevette tra le altre la facoltà di nominare i notai, dopo averli sottoposti all'esame definitivo.
Il 23 settembre 1788 la Consulta fu temporaneamente soppressa e le sue attribuzioni furono in un primo momento trasferite in parte al Magistrato Supremo, in parte alla Presidenza del Buongoverno e agli Auditori di Ruota, finché, con il motuproprio del 29 aprile 1789 i compiti in materia civile e criminale, propri della Consulta, vennero affidati in gran parte ad un nuovo organo denominato Consultore legale regio, che però ebbe vita breve, dal momento che il 5 novembre 1793 fu soppresso a sua volta per volere di Ferdinando III e sostituito con una nuova Consulta. Nell'atto di istituzione era previsto che quest'ultima fosse formata da tre giudici e fosse presieduta dall'ex Consultore legale Michele Ciani. Ridefinendone i compiti, il granduca le restituì il ruolo di corte suprema, incaricando il collegio di occuparsi dell'esame formale e di merito dei ricorsi avanzati al sovrano e, su richiesta di quest'ultimo, degli atti legislativi e amministrativi. Il 7 giugno 1794 furono inoltre emanate delle istruzioni che specificavano le modalità di azione della magistratura. Tra le altre funzioni le fu restituito il compito di conferire la "matricola" agli aspiranti notai che avessero superato i due esami previsti per l'abilitazione, cioè quello sulle conoscenze specifiche della professione notarile presso il Soprintendente all'Archivio pubblico generale dei contratti e quello relativo alle materie civili presso gli Auditori di Ruota. Ferdinando III le assegnò, infine, l'incarico di riesaminare la legge del 1786 con la quale Pietro Leopoldo aveva attuato la riforma giudiziaria, in vista di una sua revisione.
Abolita di nuovo nel 1808, al momento dell'annessione della Toscana all'Impero francese, la Consulta fu ripristinata per l'ultima volta con motuproprio del 9 luglio 1814 dal restaurato granduca Ferdinando III.
Relazioni con altri soggetti produttori:Contesti storico-istituzionali di appartenenza:- Granducato di Toscana, principato mediceo, 1569 - 1737, per il periodo 1600 - 1737
- Granducato di Toscana, principato lorenese, 1737 - 1801, per il periodo 1737 - 1788
- Granducato di Toscana, principato lorenese, 1737 - 1801, per il periodo 1793 - 1801
- Regno d'Etruria, 1801 - 1807, per il periodo 1801 - 1807
Complessi archivistici prodotti:Bibliografia:- Franco Angiolini, Principe, uomini di governo e direzione politica nella Toscana seicentesca in Giuliana Biagioli (a cura di), Ricerche di storia moderna in onore di Mario Mirri, Pisa, Pacini Editore, 1995, pp. 459-481
- Franco Angiolini, Dai segretari alle "segreterie": uomini ed apparati di governo nella Toscana medicea (metà XVI secolo - metà XVII secolo) in Società e storia, XV, 58 (1992), pp. 713-720
- Giuseppe Pansini, Potere politico ed amministrazione al tempo della Reggenza lorenese in Pompeo Neri. Atti del colloquio di studi di Castelfiorentino (6-7 maggio 1988), a cura di Marcello Verga, Aldo Fratoianni, Castelfiorentino, Società Storica della Valdelsa, 1992, pp. 29-82
- Marcello Verga, Da "cittadini" a "nobili". Lotta politica e riforma delle istituzioni nella Toscana di Francesco Stefano, Milano, Giuffrè, 1990, pp. 622-626
- Giuseppe Pansini, I mutamenti nell'amministrazione della Toscana durante la dominazione napoleonica, Napoli, Esi, 1985, pp. 573-575
- Sergio di Noto (a cura di), Gli ordinamenti del Granducato di Toscana in un testo settecentesco di Luigi Viviani, a cura di Sergio Di Noto, Milano, Giuffrè, 1984, pp. 42-45
- Elena Fasano Guarini, I giuristi e lo Stato nella Toscana medicea cinque-seicentesca in Firenze e la Toscana dei Medici nell'Europa del '500, a cura di Gian Carlo Garfagnini, Firenze, Leo S. Olschki, 1983, pp. 240-241
- Giuseppe Pansini, Le Segreterie del Principato Mediceo in Anna Bellinazzi, Claudio Lamioni, Carteggio universale di Cosimo I de' Medici (1537-1542). Inventario, Firenze, Giunta regionale Toscana - La Nuova Italia, 1982, pp. XXXII-XXXIII
- Furio Diaz, Il Granducato di Toscana. I Medici, Torino, UTET, 1976, pp. 98-101, 283-284
- Francesco De Feo (a cura di), Atti della Consulta di Stato di Toscana (settembre 1847- aprile 1848), Milano, Giuffré, 1967, pp. IX-X
- Giulio Prunai (a cura di), Firenze. Repubblica (sec. XII-1532). Granducato Mediceo (1532-1737). Reggenza Lorenese (1737-1765). Granducato Lorenese (1765-1808, 1814-1861). Governo francese (1807-1808), Milano, Giuffrè, 1967, pp. 89, 105
- Antonio Anzilotti, La costituzione interna dello Stato Fiorentino sotto il duca Cosimo I de' Medici, Firenze, Francesco Lumachi, 1910, p. 50 e passim
- Riguccio Galluzzi, Istoria del Granducato di Toscana sotto il governo della Casa Medici, Firenze, Gaetano Cambiagi stampatore granducale, 1781
Redazione e revisione:- Baggiani Valentina, 29-LUG-04, rielaborazione
- D'Angelo Fabio, 16-APR-20, revisione
- Ghionzoli Vanessa, 11-MAG-01, prima redazione