Date di esistenza: 1943 - 1946
Sedi: Macerata
Intestazioni di autorità:- Comitato di liberazione nazionale - CLN di Macerata (1943 - 1946), SIUSA/NIERA
Condizione giuridica: Tipologia:- comitato di liberazione nazionale e organizzazione della Resistenza
Note storiche:Il Comitato di liberazione nazionale della provincia di Macerata, con a capo Mario Fattorini, fu costituito pochi giorni dopo l'annuncio dell'armistizio dell'8 settembre 1943 e si adoperò immediatamente per organizzare la Resistenza nelle zone montuose della provincia. Sotto la direzione del figlio di Fattorini, Renato, si istituì una complessa attività di controspionaggio con lo scopo di intercettare informazioni utili sui rastrellamenti ad opera dei nazifascisti. Uno dei primi compiti del CLN fu quello di recuperare armi, cibo e vestiario da inviare alle bande partigiane che si andavano costituendo in montagna. I primi gruppi si formarono e organizzarono intorno a figure carismatiche, per quanto diverse tra loro: si trattava soprattutto di antifascisti storici, quali Mario Depangher, Aldo Buscalferri, Pacifico Nerpiti, o di ex ufficiali dell'esercito come Augusto Pantanetti e Mario Batà. Oltre che con il CLN di Ancona, il comitato di Macerata si adoperò nel realizzare collegamenti con gli alleati e nel creare un embrionale collegamento militare nella regione.
[espandi/riduci]Il gruppo partigiano urbano di Macerata si diede un'effettiva organizzazione a partire dal febbraio 1944, anche se gli antifascisti della città si erano mobilitati subito dopo l'8 settembre. Non si espresse mai all'interno della città con azioni a viso aperto, bensì promosse una continua opera di disturbo, informazione e collegamento. I suoi uomini si preoccuparono di aprire silos vicini al centro urbano per rifornire le bande della zona e di sabotare i tedeschi in ogni modo, ad esempio tagliando i fili del telefono, invertendo le fasce direzionali e diffondendo la stampa clandestina. Nei giorni più vicini alla liberazione di Macerata, i gappisti riuscirono anche ad evitare arresti e distruzioni. In quel momento si riunivano nella sede dell'asilo Montessori, sotto la direzione di Celso Ghini, disceso appositamente dalla montagna.
La città di Macerata venne liberata il 30 giugno 1944 per mano di reparti di paracadutisti della Nembo e avanguardie del II corpo d'armata polacco, secondo alcune versioni preceduti di qualche ora dai partigiani del gruppo "Banda Nicolò". I giorni della vigilia della liberazione furono tormentati e molto tesi: da un lato si intravedeva la fine del potere nazifascista, dall'altro le truppe tedesche in ritirata lasciavano dietro di sé distruzione, vandalismi e violenze contro beni e persone. Nella notte del 29 giugno i tedeschi iniziarono il ripiegamento dalla Linea Freida, abbandonando le posizioni tenute per oltre dieci giorni lungo il corso del fiume Chienti, per portarsi verso nord su altre linee difensive. Così, senza ulteriore spargimento di sangue, fu possibile l'avanzata delle avanguardie polacche, di quelle italiane del CIL (Corpo italiano di liberazione) e dei partigiani del gruppo "Nicolò".
Contesti storico-istituzionali di appartenenza:Profili istituzionali di riferimento:Complessi archivistici prodotti:Bibliografia:- R. GIACOMINI, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche, 1943-1944, Ancona, Affinità elettive, 2008²
- R. BIONDINI, Traditori, ribelli, patrioti. Macerata dalla guerra civile alla liberazione (1943-1944), Sassoferrato, Marche contemporanee, 2004
- M. FATTORINI, Guerra ai nazisti. Il racconto di un patriota chiamato "Verdi", Macerata, Il labirinto, 2004
- A. CHIAVARI, L'ultima guerra in Val di Chienti (1940-46). Il passaggio del fronte e la liberazione del Maceratese, Macerata, Sico, 1997
Redazione e revisione:- Cervellini Isabella, 2018/05/10, prima redazione
- Degli Esposti Stefano, 2024/06/20, revisione