Date di esistenza: 1244 - 1808, L'estremo remoto è quello della documentazione pervenuta.
Sedi: Siena
Intestazioni di autorità:- Consiglio generale, Siena (1244 - 1808), SIUSA/NIERA
Tipologia:Note storiche:Al tempo del governo vescovile della città, il popolo aveva la sua rappresentanza nel Parlamento, che si adunava generalmente nelle piazze e che manifestava la sua volontà semplicemente con l'approvazione o meno delle proposte che venivano fatte dai consiglieri del vescovo o dai Consoli.
Quando però il regime consolare escluse il vescovo dal governo, venne a formarsi un nuovo Consiglio, che divenne poi quello de| Podestà e assunse il nome di Consiglio generale. Sebbene i registri delle Deliberazioni di tale Consiglio siano pervenuti a noi solo a cominciare dall'anno 1248 (ed altra documentazione dal 1244), l'esistenza del Consiglio stesso è accertabile per un periodo assai più remoto e che è certamente anteriore all'inizio del XIII secolo. Esso era composto di un numero illimitato di cittadini, designati in origine dal Podestà fra i migliori e autorevoli, e ne facevano parte di diritto i Consoli delle due Mercanzie e quelli dell'Arte della Lana, mentre nelle occasioni più solenni venivano chiamati a deliberare i consiglieri di Radota, cioè altri cittadini che venivano scelti in ugual numero per ciascuno dei tre Terzieri della città, le Capitudini delle Arti, i Signori delle Società del popolo ecc. Il vecchio Parlamento continuava ad essere convocato in alcune occasioni straordinarie, ma le deliberazioni prese in tali adunanze sono registrate di solito negli stessi registri del Consiglio generale e appaiono, più che altro, semplici conferme solenni di quanto era già stato deliberato negli altri Consigli, sebbene rimangano alcuni volumi in cui sono trascritte unicamente le deliberazioni del Consiglio del popolo.
[espandi/riduci]Il Consiglio generale, convocato sempre per ordine del Podestà, fu sempre composto da membri della fazione dominante e il loro numero variò da 100 a 500 membri, che furono ridotti a 120 sotto la dominazione medicea. Avevano l'obbligo di intervenire alle adunanze, a meno di un caso giustificato di forza maggiore. Gli argomenti che dovevano formare l'oggetto delle deliberazioni del Consiglio venivano esposti in un elenco che si affiggeva alla porta del palazzo del Comune. Il Podestà apriva la seduta leggendo l'ordine del giorno e domandando al Consiglio, caso per caso, di esprimere il proprio parere. Poi il notaio esponeva dettagliatamente gli argomenti in discussione e, se si trattava di materie contemplate dagli Statuti, leggeva anche i capitoli relativi; dopo di che coloro che credevano di farlo, salivano sull'arengo ed esponevano la loro opinione. Generalmente non si avevano discussioni, ma dopo l'esposizione dei vari pareri si adottava il testo di uno di questi, che si proponeva per la votazione, che doveva raggiungere una maggioranza dei due terzi dei presenti per avere valore di approvazione. La votazione si faceva mediante lupini: bianchi per il sì e neri per il no, a scrutinio segreto.
Col decadere del potere politico del Podestà, la nomina dei consiglieri venne fatta dal Consiglio stesso per scrutinio segreto, mediante polizzini ripiegati, che dovevano essere presentati a mano aperta.
In teoria ¡l Consiglio generale era il supremo organo legislativo, ma in pratica il potere veniva esercitato dal Concistoro, composto di un numero variabile di membri tratti dal Consiglio stesso, e successivamente dalle varie Balìe che, con frequenza sempre maggiore a partire dalla metà del XIV secolo, vennero incaricate di decidere e legiferare nelle occorrenze particolari più importanti del Comune e divennero poi l'organo normale di governo.
Il Consiglio generale deliberava su tutti gli affari del Comune, approvava le decisioni del Consiglio del popolo e del Concistoro, nominava gli Ufficiali cittadini del contado. Ne era a capo il Podestà, assistito dai suoi notai che fungevano da segretari e redigevano i capitoli sui quali il Podestà stesso chiedeva il parere del Consiglio, tenevano i verbali delle adunanze e delle votazioni e rilasciavano le copie di essi a chi ne faceva richiesta tenendo inoltre aggiornati i registri dei cittadini abilitati a coprire gli uffici pubblici.
Talora insieme al Consiglio generale si adunavano gli Emendatori degli statuti; del resto la materia sottoposta alle decisioni del Consiglio generale ha subito grandi variazioni a seconda del momento politico e della maggiore o minore forza del Concistoro. Poco a poco, col prevalere del sistema della Balìa, la sua importanza decadde, finché, col principato mediceo, la sua funzione si ridusse all'estrazione dei nomi dei vicari delle terre del Dominio, alla proposta dei nomi di coloro che si abilitavano agli uffici, la cui approvazione spettava al Governatore, e ad altre materie minori.
Fu abolito nel 1808.
Contesti storico-istituzionali di appartenenza:Complessi archivistici prodotti:Bibliografia:- M. ASCHERI, Siena nel Rinascimento. Istituzioni e sistema politico, Siena 1985, 11-108
- D. MARRARA, Studi giuridici sulla Toscana medicea. Contributo alla storia degli Stati assoluti in Italia, Milano 1965, 111-130
Redazione e revisione:- Fabbrini Marta, 2017-11-07, revisione
- SIAS, 2005-11-30, prima redazione in SIAS