fondo
Estremi cronologici: 1920 - 1923
Consistenza: bb. 144
Storia archivistica: La documentazione è stata versata all'Archivio di Stato di Pordenone nel 1997 dal Ministero delle finanze - Direzione regionale delle entrate per il Friuli Venezia Giulia - sezione staccata di Udine, subentrata all'Intendenza di finanza che deteneva le carte per originaria competenza nella trattazione delle pratiche. Il materiale è stato ordinato e inventariato.
Descrizione: Il fondo è costituito dalle domande di risarcimento presentate alla fine del primo conflitto mondiale, riguardanti il territorio del mandamento di Sacile (comuni di Brugnera, Budoia, Caneva, Polcenigo, Sacile). Si tratta delle uniche domande della provincia di Pordenone ad essersi conservate.
Nel novembre 1917 il territorio friulano e veneto fino al Piave subì l'invasione dell'esercito austro-ungarico. Nel Pordenonese e nel Sacilese i danni ai beni immobili furono in realtà assai limitati rispetto alle zone situate a ridosso dei fronti di guerra e furono danneggiate principalmente le strutture di comunicazione. Furono però confiscate tutte le granaglie utili per la panificazione, lasciando quantitativi assai limitati per il consumo della popolazione. Seguì la confisca del bestiame, in seguito alla quale i capi confiscati restavano in custodia al proprietario finché il Comando incaricato ne ordinava la macellazione per uso dell'esercito. Nel marzo 1918 si provvide alla confisca di tela e di biancheria, lasciando alle popolazioni tre cambi di biancheria personale e tre paia di lenzuola per ogni persona. Furono confiscati tutti i metalli, incluse le campane bronzee, fatta eccezione per quelle di particolare valore artistico, che veniva però determinato dagli austriaci. Nell'aprile 1918 furono requisite anche le biciclette, che quasi tutti consegnarono gravemente danneggiate. Tutto ciò considerando che l'agricoltura era in ginocchio per mancanza di mano d'opera, di concimi chimici (materiale strategico con cui si poteva fabbricare esplosivo), di voglia di produrre per i requisitori. Alle requisizioni "regolari", si aggiungevano i sequestri arbitrari di militari che, forti della loro posizione, entravano nelle case e sequestravano quanto loro garbava rilasciando una ricevuta con valore legale pari a zero. Non erano rari neppure i veri e propri furti, persino di frutta acerba sugli alberi, dal momento che la fame accomunava occupanti ed occupati. Con la vittoriosa offensiva del novembre 1918 che concluse la guerra, la provincia di Pordenone fu riconquistata all'Italia ma il deflusso delle truppe sconfitte non fu né ordinato né indolore, con ulteriori episodi di saccheggi e ruberie nelle case abbandonate dai profughi, dove mobili, porte e finestre furono utilizzati come combustibili. L'autorità politica, nel tentativo di ricostituire la realtà economica, delegò al Ministero per le terre liberate dal nemico il compito di gestire la ricostruzione, sulla base del Testo Unico sui danni di guerra, approvato in data 27 marzo 1919 con il numero 426, che sintetizzava tutte le leggi in materia emanate fino a quel momento, prevedendo l'obbligo del reimpiego immediato delle indennità attribuite nella stessa categoria di beni danneggiati. In applicazione delle disposizioni vigenti, fu predisposta presso gli Uffici delle imposte, nel caso specifico quello di Sacile, la procedura per le domande di risarcimento principalmente dei beni mobili e immobili.
[espandi/riduci]La compilazione delle domande rappresentava solo la prima parte dell'iter, in quanto la liquidazione vera e propria delle somme risarcitorie era oggetto di una distinta procedura che coinvolgeva l'Intendenza di finanza del Friuli in Udine - Ufficio speciale danni di guerra. Nei fascicoli depositati sono contenute le domande presentate tra il 1919 e il 1922, ordinate alfabeticamente; esse rappresentano uno spaccato della situazione socio-economica e demografica della popolazione nel 1917, in quanto vi si trovano allegati documenti dai quali è possibile ricavare numerose informazioni.
In virtù del Testo Unico citato, la domanda di risarcimento doveva essere compilata su appositi moduli descritti nella Gazzetta ufficiale, a seconda del tipo di danno. Le categorie previste erano: danni ai beni mobili delle abitazioni, delle aziende agricole, ai beni mobili industriali e commerciali, ai fabbricati, urbani o rurali, ai terreni. Le domande dovevano essere corredate da certificato di nascita, certificato di residenza, certificato penale e stato di famiglia del richiedente o dei richiedenti. Erano inoltre necessari una dichiarazione giurata, firmata da quattro testimoni e verbalizzata davanti al Pretore o al Commissario prefettizio, che attestasse la veridicità di quanto contenuto nella domanda, e un inventario dei beni perduti. Per ogni voce elencata nell'inventario bisognava indicare, nell'apposita colonna, il "valore complessivo", il "deprezzamento per vetustà", il "valore residuo", il "valore dei beni mobili deteriorati o non rimasti in possesso del proprietario" e, finalmente, "l'ammontare del danno".
Presentata la domanda, iniziava l'iter burocratico. In ogni fascicolo è presente una carta segnata come riservatissima, indirizzata al comando dei Carabinieri per Sacile e ai Commissari prefettizi per gli altri comuni del mandamento, in cui vengono richieste notizie sulla situazione sociale, economica e patrimoniale della famiglia del richiedente alla data del danno. Una parte dei danni subiti era giustificata da buoni di requisizione, ovvero documenti rilasciati dall'autorità militare che attestavano l'avvenuto sequestro di beni.
A questo punto il richiedente veniva convocato all'Ufficio delle imposte per concordare l'entità del risarcimento. Sulla base della documentazione in suo possesso, l'ufficio formulava un'offerta, ufficializzata nel Processo verbale di concordato, che nella stragrande maggioranza dei casi conteneva un importo inferiore alla richiesta. Chi insisteva nel voler pretendere la cifra che reputava congrua, poteva opporsi al concordato; in questi casi veniva redatto un processo verbale di mancato concordato che aveva come primo effetto l'allungamento dei tempi di risarcimento poiché entrava in gioco la Commissione di prima istanza per l'accertamento e la liquidazione dei danni di guerra. Nelle pratiche che raggiungevano la Commissione sono spesso contenuti verbali di accertamento extragiudiziale e perizie giurate di stima, ovvero procedure che richiedevano l'intervento di liberi professionisti. Terminato l'iter, un timbro apposto sul modulo delle domande di risarcimento attestava l'avvenuta proposta di liquidazione, quasi sempre tra il 1922 e il 1924.
Ordinamento: Le pratiche sono state divise per comune e ordinate alfabeticamente per nome dell'intestatario.
Strumenti di ricerca:La documentazione è stata prodotta da:La documentazione è conservata da:Bibliografia:- A. TONIZZO, "...data la voracità del nemico". Le conseguenze di Caporetto, tra distruzione e ricostruzione: effetti di un anno di occupazione, in "La Loggia", 11 (2008), 85-92
- P. GASPARDO, Pordenone nella Grande Guerra. Il Friuli Occidentale dall'unità d'Italia al 1918, Pordenone, Società operaia di mutuo soccorso ed istruzione, 1991
Redazione e revisione:- Pavan Laura, 2017/10/05, prima redazione
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