fondo
Altre denominazioni:- Notarile - Utilizzata in Archivio di Stato
Estremi cronologici: 1372 - 1896
Consistenza: 11011 unità: regg. 2916, bb. 8095
Storia archivistica: Prima del 1772, anno in cui venne emanata la legge di Francesco III recante la normativa generale in materia di archivi notarili valida per tutti i territori degli stati estensi, tali organismi erano retti da svariati ordinamenti particolari dettati dai comuni, dai principi o dai feudatari. Mancando una disciplina uniforme, coesistevano due modi di conservazione degli atti: presso i notai stessi e i loro eredi o presso gli archivi notarili. Esistevano, infatti, archivi che erano sia notarili in senso moderno, ossia istituti destinati alla conservazione dei protocolli, delle matrici e in genere di tutti gli atti dei notai, sia uffici di registro in senso antico, ossia uffici presso i quali venivano registrati gli strumenti pubblici nel momento in cui venivano redatti al fine di garantirne la pubblica fede.
Reggio Emilia risulta dotata di un archivio notarile costituito come continuazione e ripresa dell’antico memoriale comunale, sebbene si tratti di due istituti differenti. I memoriali sono in vigore tra il 1321 e il 1547 e già nel 1313 il comune aveva organizzato la propria Camera actorum. La normativa comunale, dalle consuetudini del 1242 agli statuti quattrocenteschi, si occupa a più riprese del tema della conservazione degli atti notarili e della garanzia della loro autenticità. In uno statuto del 1404 era previsto il deposito presso il Collegio dei notai degli atti dei notai che morivano senza lasciare fra i loro eredi un notaio. Nonostante i diversi provvedimenti emanati in vari tempi per evitare la dispersione delle pubbliche scritture dei notai, persisteva l’abitudine di lasciare in custodia ai notai i rogiti dei colleghi defunti, senza garanzie della loro conservazione. Nel 1689, per volontà dell’anzianato, venne creato l’archivio notarile, chiamato Archivio pubblico per distinguerlo da quello comunale vero e proprio, comunemente detto archivio privato del pubblico. Qui furono da subito versati tutti gli atti che si trovavano presso il Collegio dei notai. In virtù degli ordini e costituzioni del 1688, che ne stabilirono la creazione, i notai della città e del distretto di Reggio avevano l’obbligo di denunciare gli atti rogati, versarne all’archivio copie autentiche e versare tutti gli atti dei notai defunti. Si formò così il primo nucleo di quello che divenne il moderno archivio notarile.
[espandi/riduci]La legge o regolamento di Francesco III del 1772 stabilì che gli archivi pubblici fossero tre: Modena, Reggio e Castelnuovo. In questi archivi dovevano confluire tutte le scritture, rogiti e libri conservati in altri archivi e gli atti dei notai defunti; i notai viventi dovevano trasmettere un indice delle proprie scritture e servirsi di protocolli dotati di indice sui quali scrivere per esteso contratti e testamenti che producevano. Inoltre, dovevano consegnare copia degli atti redatti e, alla loro morte, anche gli originali dovevano confluire nell’archivio. Con l’editto di Ercole III del 1786 nella provincia di Reggio Emilia furono costituiti anche altri archivi pubblici, nei comuni di Correggio, Brescello, Montecchio e Scandiano, autorizzati al deposito dei documenti notarili destinati alla conservazione perenne e all’esazione delle tasse di registrazione. Caduto il dominio estense, la disciplina degli archivi notarili rimase immutata fino al Regolamento del 17 giugno 1806, che sancì l’esistenza di un solo Archivio generale per ogni dipartimento, per cui in quello del Crostolo sarebbe dovuto rimanere l’archivio di Reggio nel quale sarebbero confluiti tutti gli atti giacenti presso gli archivi minori che venivano così soppressi. Tuttavia, la concentrazione degli atti non avvenne, sia per la resistenza delle comunità a questo cambiamento, sia perché l’amministrazione napoleonica non ebbe probabilmente i mezzi per provvedere ad una così massiccia concentrazione di fondi archivistici. I provvedimenti napoleonici ebbero l’effetto di interrompere per una decina d’anni la prassi archivistica instauratasi nel 1772 e destinata a durare fino al 1875. Infatti, dal 1807 al 1814 i notai non erano più obbligati a presentare le copie dei loro rogiti, ma solo a fornire una scarsa indicazione degli atti mensilmente rogati. Con il Regolamento del 1815 Francesco IV ripristinò, con qualche lieve modifica, la situazione anteriore al 1796; si ebbero così tre Archivi generali, Modena, Reggio e Castelnuovo, e nove Archivi subalterni - per il territorio reggiano, Brescello, Correggio, Montecchio e Scandiano. Tutti gli archivi vennero sottoposti alla supervisione del potere giudiziario e furono governati dalle Congregazioni generali d’archivio che avevano sede nel capoluogo di provincia, dove aveva sede anche il Collegio dei notai. Nel corso degli anni successivi, con il mutare dello stato austro-estense, mutò anche il numero degli archivi notarili. La disciplina estense, con le poche modifiche austro-estensi, durò fino alla legge sul notariato del 25 luglio 1875, che disciplinò la materia in modo uniforme su tutto il territorio nazionale e vide la creazione degli archivi notarili distrettuali.
Il fondo raccoglie gli atti prodotti dai notai di Reggio Emilia e di altri comuni versati a più riprese in Archivio di Stato dall'Archivio notarile distrettuale di Reggio Emilia tra il 1904 e il 1958. Gli elenchi di versamento fungono da strumenti di ricerca per il reperimento dei singoli pezzi (buste o registri). L'ultima acquisizione riguarda gli atti della Generale congregazione sopra gli archivi e del Generale archivio notarile di Reggio Emilia.
L'archivio notarile è stato oggetto nel 2009 di un intervento di riordinamento ed inventariazione ad opera di Luciana Bonilauri.
Descrizione: Il fondo è costituito dalle scritture notarili, in originale ed in copia, redatte su richiesta e per interessi di privati. Alle scritture dei notai di Reggio Emilia si aggiungono quelle di vari notai di Guastalla, Luzzara, Novellara, Reggiolo e Scandiano. Sono presenti anche indici e repertori e la consistente serie delle copie di atti e testamenti dell'archivio pubblico, poi archivio notarile, corredate anch'esse di indici e repertori. Il fondo si completa con la serie degli atti di ingegneri, architetti e periti agrimensori e con quella della Generale congregazione sopra gli archivi della provincia di Reggio e Generale archivio notarile di Reggio Emilia.
Ordinamento: Il complesso è organizzato in serie e, all'interno di queste, l'ordinamento è alfabetico per nome di notaio.
Documentazione collegata:- Comune di Reggio. Antico regime Dazi, gabelle e imposte in Archivio di Stato di Reggio Emilia - Nella serie sono presenti Libri dei memoriali e protocolli di diversi notai, 1271-1756.
Strumenti di ricerca:La documentazione è stata prodotta da:La documentazione è conservata da:Redazione e revisione:- Manzini Franca, 09/07/2017, prima redazione